LEROCK, crescita “brillante” e brand extension: intervista a Luca Berti

Luca Berti

Un brand che riflette in pieno la personalità del suo creatore, che vuole esagerare ma ha i piedi saldamente piantati a terra grazie alla sua esperienza di prodotto. Abbiamo incontrato Luca Berti, che con il suo brand LEROCK sta ottenendo risultati inaspettati.

Brand Jam.: LEROCK è un brand che sta crescendo in Italia e all’estero. Qual è la ricetta?

Luca Berti: Prodotto, stile e comunicazione. Abbiamo le idee chiare su tutti e tre i punti, soprattutto per i primi due. La joint venture in Cina, con un partner produttivo di elevata tecnologia, ci permette di produrre capi fuori dagli schemi con costi relativamente bassi. Vedi questo jeans? Ha 60.000 cristalli, circa 1 kg e 800 grammi,  incollati uno a uno manualmente. Prezzo al pubblico: 420 euro e un ricarico interessante per il retail.

B.J.: Alla faccia del Made in Italy…

L.B.:  Proprio questo jeans ad esempio in Italia non riusciremmo a produrlo e non è solo un problema di costo. Non c’è azienda che abbia la competenza e a volte anche la voglia, per fare buona parte di quello che facciamo noi. Poi è un discorso di dimensioni: la società con cui siamo in joint venture ha 12 lavatrici industriali all’ozono, un nuovo procedimento a basso impatto ambientale all’avanguardia: il leader di mercato mondiale del denim ne ha 2. Importiamo il cotone direttamente dagli USA e dal Perù, che viene lavorato direttamente nelle nostre fabbriche.

B.J.: Un modello industriale che non sente la crisi, quindi?

L.B.: Non parlerei di crisi, ma di evoluzione. Stanno cambiando i modelli di consumo, con il lusso e la parte bassa del mercato che crescono e molte aziende nel terreno di mezzo si sono trovate spiazzate. Noi cerchiamo di occupare più fasce di mercato con prodotti speciali.

B.J.: Con le linee Gold, Silver e Black?

L.B.: Esatto, nell’ordine rispetto a lusso, medio mercato e basic. Ma non è solamente un fattore di prezzi: ci piace vestire le “brillanti”, che siano donne affluenti senza problemi di budget o giovani con una tasca non infinita. Il capo LEROCK è riconoscibile in ciascuna delle tre linee, proprio per il suo carattere. Questo ci dà anche una certa serenità rispetto alla concorrenza: mi piace vedere i competitor più come “partner”, siamo negli stessi punti vendita, ma con missioni e proposte differenti, e che in qualche modo essere insieme a loro ci fa gioco.

B.J.: Che sviluppo vedete per il brand LEROCK?

L.B.: L’Italia vale oggi il 35% circa del fatturato, quindi consolidiamo la presenza nei territori già presidiati, come la Russia, e nel 2013 stiamo vendendo la prima collezione in Cina, con grandi soddisfazioni. Stiamo lavorando su test in Brasile e USA.

B.J.: Anche con operazioni retail?

L.B.: Stiamo per aprire un monomarca a Milano, altri in Russia e a Guanzhou. Quindi estendiamo anche le collezioni, con accessori, gioielli, scarpe, cappelli.

B.J.: Ecco quello che ci interessa: in licenza o direttamente?

L.B.: Direttamente, almeno per il momento. Potremmo fare un’eccezione per il kidswear, che ha logiche commerciali differenti dalle nostre.